23/6/09 - Vittimismo e mèches
Cara Teresa,
ho bisogno di parlare con qualcuno. E' come se la vita mi stesse sfuggendo di mano, non riesco a mettere a fuoco i miei desideri e le mie ambizioni. Ho bisogno di una chiarezza che non arriva e intanto continuo a fare un lavoro che non mi piace, nel marketing di una nota catena editoriale. Ho una vita sentimentale nulla, l'uomo che desidero da anni è finalmente libero, essendosi lasciato da poco da quella specie di vampira della sua ex, ma sembra non accorgersi di me. Interagiamo durante le ore di lavoro attraverso i soliti social network, gli dedico canzoni, faccio battute, partorisco improbabili giochi di parole, faccio "I like" a tutte le fesserie che posta, ma lui pensa ai fatti suoi. In vista dell'estate invece di dimagrire sono pure ingrassata, altro che prova costume.
Le mie amiche più care si sposano, fanno figli e si scordano di me. E io resto sola a trentacinque anni, ad ingrassare, a contarmi le rughe nuove e a farmi le meches per dimenticare. Mi sento proprio sfortunata.
Giovanna '74
Secondo William H. Bates, pioniere della rieducazione visiva come Aldous Huxley, chi ha problemi visivi tende a crearsi un ambiente statico nel quale le cose cambino il meno possibile, e l'ambiente più stabile e sicuro finisce per essere la propria idea del mondo, forgiata su certezze e punti fermi. Un atteggiamento che, secondo Bates, crea una Weltanschauung basata su una rigidità che punta in qualche modo a fermare il mondo. I principi fondamentali del metodo Bates per migliorare la vista in modo naturale sono il movimento, la fissazione centrale, il rilassamento. Lo studioso ricorda che la fissazione centrale è corretta solo se legata al movimento, mentre in sua assenza fissare lo sguardo non fa che peggiorare la situazione.
Mandalà, il mio collega dell'ufficio export, a tratti può sembrare un tipo senza né arte né parte, e invece sa sorprendere rivelando nozioni attinenti al problema del momento. Stamattina ho fatto colazione con lui e gli ho raccontato della tua lettera alla quale contavo appunto di rispondere oggi. Gli ho fatto presente che ultimamente mi scrivono persone fiacche, molli, scoraggiate, cui le cose non vanno poi così male ma che sanno solo lamentarsi. Mentre parlavo del tuo atteggiamento vittimistico, lui mi ha interrotto per chiedermi: "Ti ricordi quella storia di cui parlavamo l'altro giorno? Le self-fulfilling prophecies?". La profezia che si autoadempie, secondo la definizione del sociologo Robert King Merton, è una previsione che parte da un assunto inizialmente falso sullo stato delle cose, ma che, determinando un certo comportamento da parte di tanti individui che vi credono e agiscono di conseguenza, finisce col diventare vera realizzandosi.
Non c'è alcun bisogno di "mettere a fuoco" un bel niente, Giovanna '74. Se continui a fare la vittima, tutto continuerà ad andarti storto. A questo uomo che desideri, oltre a cliccargli "I like" su Facebook, hai fatto capire qualcosa? Saresti pronta ad esporti e poi accettare il fallimento che per tua natura normalmente attirerai? Inoltre, che le tue amiche si sposino e figlino fa parte del movimento che è caratteristica del mondo, dove tutto cambia, dove spuntano le rughe e s'ingrassa o si dimagrisce. Il mondo si muove, invece di lagnarti per uno che non ti vuole o per il costume che non ti viene, datti una mossa pure tu.
PS: ma c'è chi si fa ancora le mèches?
Nella foto: mèches vittimistiche; tratta da: sestopotere.blogspot.com
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