1/4/09 - Lolita a Stoccolma
Cara Teresa,
con tutti questi spin-off e intermezzi rischiamo di perdere il punto della questione, il core-business, le lettere, proprio in un momento particolarmente critico per il mondo del lavoro, a livello globale e personale. Ho iniziato come stagista, dopo anni e anni di collaborazioni e contratti a termine, proprio nel momento di assumermi a tempo indeterminato, mi hanno mollato e hanno preso uno stagista, per ricomiciare il ciclo vitale dell'ultimo anello della catena. Gli daranno quanti più contratti a termine possibile e poi lo faranno fuori come hanno fatto con me.
Dietro la promessa di poter lavorare in quest'azienda, ho rinunciato a un sacco di altre possibilità. E adesso mi ritrovo a piedi.
Il sindacato mi suggerisce di intentare una causa. Una parte di me, nonostante tutto, sente ancora un condizionamento, un dovere di lealtà nei confronti di questa società, che però mi ha tradito.
Che faccio?
Gabriele
Nell’agosto del 1973 in Svezia, due rapinatori tennero in ostaggio per diversi giorni alcuni impiegati di una banca della capitale. Gli ostaggi, una volta liberati, mostrarono di aver sviluppato nei confronti dei sequestratori sentimenti di solidarietà e attaccamento affettivo, tanto da testimoniare in loro favore. La locuzione Sindrome di Stoccolma indica questo stato di attaccamento emotivo da parte di una vittima ai propri rapitori o aguzzini, un po' come in 'Legami' di Almodovar.
L'altro giorno sono andata a pranzo con Mandalà, quello dell'ufficio export, il quale lamentava che, per via dei bambini e della vita familiare, non ha pace sufficiente per leggere. Mi ha detto di aver iniziato da due mesi Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi, e di non aver ancora superato le cento pagine. Il libro, ad ogni modo, propone una lettura originale del celebre romanzo di Nabokov. Mandalà si era appuntato le parole in un'agendina. "La verità disperata che si cela dietro la storia di Lolita non è lo stupro di una ragazzina da parte di un vecchio sporcaccione, ma la confisca della vita di un individuo da parte di un altro". Humbert approfitta della totale mancanza di alternative di Lolita rimasta orfana. E la scrittrice paragona Lolita, privata del suo passato, all'Iran, privato della sua storia dal regime totalitario imposto dalla rivoluzione islamica.
Se non si ponesse i problema di uno stipendio mensile, mi chiederei se nel tuo caso la questione della sindrome di Stoccolma si applicherebbe più alla volontà di appartenere all'azienda o al condizionamento ad una lealtà che l'azienda stessa non ha mostrato nei tuoi confronti. Caro Garbriele, parla con un avvocato, valuta i margini di vittoria di un'eventuale causa legale e poi agisci. Che ti sia offerto ciò che ti spetta, poi sarai tu a decidere. Che l'azienda non sia il tuo Humbert, ma al limite il tuo Antonio Banderas.
Nella foto: Légami con Antonio Banderas e Victoria Abril; tratta da: cinematical.com
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